Radiochirurgia

Il trattamento radioterapico entra nei DRG

La Regione Lombardia ha inserito il trattamento radioterapico CyberKnife® tra quelli spesati dallo Stato dietro impegnativa del proprio medico curante. 
Approfondimenti:
Intervista al Dott. Beltramo - Video sul TG5

CyberKnife®

CyberKnife® CyberKnife® è un sistema robotico per la radiochirurgia full-body. Grazie alla tecnologia robotica, al tracking dinamico e alla guida mediante immagini, permette di trattare con estrema precisione molteplici patologie.  ...»

Ospedali italiani

Ospedali italiani Il Sistema CyberKnife® è presente in diversi ospedali italiani. Il trattamento avviene in regime ambulatoriale e quindi non necessita di ricovero ospedaliero.  ...»

Patologie

Patologie Il Sistema CyberKnife® è utilizzato per il trattamento non invasivo di patologie maligne, benigne, malformative o funzionali insorte in tutti gli apparati del corpo: tumori al polmone, fegato, prostata, seno, pancreas, encefalo  ...»

Radiochirurgia


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La Radiochirurgia è una tecnica che utilizza radiazioni ionizzanti per intervenire sui tumori e altri tipi di lesioni con intento ablativo e in maniera non invasiva.
           
Le radiazioni ionizzanti sono generate da materiali radioattivi (come il CO60) o da particolari apparecchiature quali gli acceleratori lineari (LINAC). L'alta energia contenuta nelle radiazioni ionizzanti è indirizzata sotto forma di fasci verso il bersaglio da colpire, il tumore, in modo che le cellule (neoplastiche o mal formative)  vengano danneggiate o distrutte.
           
L'utilizzo delle radiazioni ionizzanti per la cura dei tumori nasce negli anni '50,  con le prime apparecchiature per la Radioterapia e si sviluppa con la moderna Radioterapia negli anni '60-'70, con l'introduzione degli acceleratori lineari.
           
La Radiochirurgia (chiamata anche radioterapia stereotassica) viene introdotta inizialmente come tecnica chirurgica per trattare lesioni cerebrali dai contorni ben definiti con un'elevata e focalizzata energia di radiazione (dose). Successivamente, nei primi anni di applicazione clinica, la radiochirurgia viene estesa al campo della neurochirurgia funzionale e delle malformazioni arterovenose (MAV).
Il neurochirurgo Lars Leksell e i suoi collaboratori sviluppano nel 1967 il primo apparato specificamente disegnato per il trattamento radiochirurgico di bersagli intracranici, con l'intento di evitare i rischi legati alla craniotomia. Negli anni '80 vengono adoperati gli acceleratori lineari, già utilizzati in radioterapia, per effettuare trattamenti di radiochirurgia (1).
Diversi fattori caratterizzano la tecnica radiochirurgica e la differenziano dalla Radioterapia: l'intento ablativo richiede l'utilizzo di elevate dosi di radiazione in una singola seduta di trattamento o in poche sedute (2-5 frazioni) (2). La Radioterapia invece viene praticata in un numero elevato di sedute (30-40 a seconda delle varie patologie) ; in ciascuna seduta viene somministrata al paziente una bassa dose di radiazioni, in modo da non creare tossicità per i tessuti sani circostanti inevitabilmente colpiti. Perché le elevate dosi utilizzate in Radiochirurgia non siano dannose per i tessuti sani che circondano il sito di trattamento, è necessaria una precisa definizione spaziale del bersaglio e l'immediata caduta di dose ai bordi dello stesso, ed è fondamentale la precisione con cui la dose viene indirizzata sulla lesione in modo da ottenere l'effetto desiderato senza arrecare danni ai tessuti sani.
L'accuratezza del trattamento è stata inizialmente ed è in molti casi tutt'oggi garantita dall'utilizzo del casco stereotassico, un casco metallico fissato alla testa del paziente per impedirne i movimenti e fornire un riferimento univoco per la localizzazione del bersaglio da trattare. L'evoluzione tecnologica e l'utilizzo congiunto dei computer e delle immagini radiologiche permette oggi di ottenere un'adeguata accuratezza di trattamento anche senza l'ausilio del casco, inoltre ha permesso di estendere l'applicazione della Radiochirurgia anche al resto del corpo e persino a tumori che si muovono con il respiro. Oggi grazie ad evolute tecnologie è possibile applicare la tecnica a tumori localizzati nella testa, testa-collo, colonna vertebrale, fegato, polmoni, pancreas, reni, prostata ecc.
A differenza della chirurgia, la Radiochirurgia non è invasiva e non richiede generalmente il ricovero del paziente, né tempi di recupero dopo il trattamento. Inoltre con questa tecnica è possibile raggiungere zone all'interno della testa o del corpo del paziente talvolta difficilmente raggiungibili con la chirurgia tradizionale, soprattutto nei casi di tumori in stadio avanzato che coinvolgono strutture ed organi adiacenti alla neoplasia.


1. F. Colombo, P. Francescon, C. Cavedon A concise history of Radiosurgery: from head frame sto image guidance, Robotic Radiosurgery vol.1, 13-22.
2. J. Adler, F. Colombo, P. Heilbrun et al. Toward an expanded view of Radiosurgery, Neurosurgery Dec 2004 vol.55 issue 6 pp. 1374-1376.



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